Blog: http://sinistramaldestra.ilcannocchiale.it

Revolutionary road

“ Credo che l’uomo possa anche conquistare le stelle ma le sue problematiche fondamentali sono destinate a rimanere le stesse per molto tempo, se non per sempre”. Lo disse De Andrè, credo 10 anni fa, in un’intervista con Mollica. Mi è venuta in mente dopo aver visto Revolutionary Road. Bello, tosto perchè tremendamente vero. Tratto dal romanzo di Richard Yates. Scritto nel 1950 ma tremendamente attuale. Capita spesso di uscire dal cinema domandandosi: “Ma io non sarò mica così?” Beh credo che la capacità di porsi delle domande anche senza l’ossessione di darsi delle risposte immediate sia uno stimolo vitale, un piccolo filo di corrente che permette di metterti in moto. Ed il cinema, come tutte le forme d’arte, ha questa capacità. Una coppia, nel film, che pensa di essere speciale, diversa, ma che poi tanto diversa non è, anzi... Ogni coppia ha la giusta pretesa di essere speciale, diversa. Gli altri, le altre coppie quelle con lo sguardo verso il soffitto o nel piatto pensi siano distanti da te, dal tuo modo di essere coppia. Tu non sarai mai così. Un bel lavoro, una bella casa, una bella macchina, i figli, bei vestiti, una buona cultura, buone conversazioni, il teatro, il concerto, buona cucina, buon vino, la vacanza. L’elenco è da Mulino Bianco. Eppure in gran parte sono tutte esigenze di vita. Belle e vitali esigenze se fossero riempite dal contenuto di un vero rapporto, dalla capacità di sentire l’altro, dalla capacità di guardare l’altro, dalla capacità di mettersi in discussione, dalla capacità di aprire gli occhi, dalla capacità di domandare. Esigenze vuote quando sono prive di queste capacità. E allora si procede stancamente nella comodità della vita “borghese”. Borghese...: “ incline al quieto vivere, amante dell’ordine costituito politicamente, socialmente, economicamente “ / “ persona di corte vedute, di opinioni meschine, di comportamenti banali “ ( Zingarelli 2006) . La coppia borghese. La coppia borghese di sinistra... è ancora peggio. La comodità del quieto vivere . Sono panni che indossiamo in genere noi maschietti. Così attenti all’identità sociale. Così poco attenti all’identità dell’anima. Così pigri nei nostri anni che si legge in faccia che avresti immaginato un’altra vita... Più speciale. E allora la droga, lo speciale diventa la partita di calcio, il lavoro, l’ambizione dell’incarico di potere nel lavoro ( ... dirigente!), l’ingresso in politica, l’impegno nel sociale, il viaggio esotico, la palestra, il personal trainer, il sigaro, la bottiglia di Ruhm 40 years old. Con l’illusione di vivere una vita vera, speciale ( che poi è ciò che fanno tutti!). Ma chiusi in un proprio ruolo, chiusi dentro una gabbia. La donna o si ribella o si adatta. In genere va così. Non so quale sia la radice storica e sociale di questi atteggiamenti così bipolari. La capacità di adattarsi, di chiudere gli occhi, di pensare “ Ma sì, in fondo va bene così, non sto da sola, cosa mi manca?”. Manca l’amore, la capacità di innamorarsi, la vitalità di una vita da vivere con l’identità di donna. e allora ci si adatta al ruolo di vittima, di assistente, di quella che “ senza di me stanno tutti male!” E accettare questo da parte della donna e anche da parte dell’uomo significa stare dentro un rapporto violento, anche se i modi sono civili e politicamente corretti. La violenza nasce dal vuoto, dalla negazione delle proprie identità, dai sensi di colpa, dall’autocensura reciproca. Al contrario la ribellione nasce dal bisogno di ricerca. Ricerca di una nuova verità. Spesso l’uomo confonde questa ricerca della verità come il bisogno di una nuova avventura. In fondo la ribellione nasce dalla ricerca e dal bisogno di affermare una nuova verità. Dalla capacità di sognare e di trasformare il sogno in realtà. Questo credo sia l’essere veri che poi significa essere rivoluzionari. Nella vita così come nella politica ( che fine ha fatto la sinistra, se Fini sembra al momento il più rivoluzionario?!) . E per essere rivoluzionari bisogna avere un pò di coraggio, bisogna sporcarsi le mani con la realtà, con l’imperfezione della verità. Bisogna crederci e capire cosa si vuole veramente, se una finta vita “comoda” o una vita “scomoda” ma vera. Senza sentirsi vittime o carnefici ( quante volte ci si sente così dentro un rapporto e ... ci piace sentirci così!), senza sentirsi padroni o servitori ( quante volte lo siamo stati, consapevolmente o inconsapevolmente ), senza sentirsi dominanti o recessivi. Semplicemente cercando di essere veri. Credo che tutto ciò costi fatica, costi dolore e costi rinunciare a quella comodità che ci rassicura e che ci addormenta . E che ci priva della capacità di sognare. E ci rende inconsapevolmente complici del nostro non essere rivoluzionari. E questo probabilmente è un prezzo più alto che si rischia di pagare giorno dopo giorno e con gli interessi sempre più alti. Lo stare in coppia è altro. E’ anche andar via quando dentro non ci sei più. E’ anche poter tornare. E’ soprattutto mettersi in discussione, scegliersi. senza rinunciare ai sogni. E questo vale anche e soprattutto per sè stessi.

“ Un uomo senza sogni, senza utopie, senza ideali sarebbe un mostruoso animale, un cinghiale laureato in matematica pura “ Fabrizio De Andrè 1999.

Damiano

Pubblicato il 1/3/2009 alle 12.45 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web