.
Annunci online

  sinistramaldestra [ destreggiarsi a sinistra ]
         


8 maggio 2009

Il potere della musica e della solidarietà

Mi ha fatto emozionare... www.youtube.com/watch?v=O4vmVuTcS-E .
Dedicato alla gente d'Abruzzo ed a lupo abruzzese...




permalink | inviato da sinistramaldestra il 8/5/2009 alle 0:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



6 aprile 2009

Solidarietà

Dal blog www.eugualemcalquadrato.ilcannocchiale.it :
"Ti scrivo per chiedere un aiuto. Questa notte siamo stati tutti precettati, per gli ovvi motivi. Colleghi, Colleghe ed io stiamo facendo un tam tam a mezzo cellulari e mails. La situazione è catastrofica e non solo. Mancano sangue, coperte, viveri e lo Stato, come al solito, è lento. L'aiuto che Ti chiedo e di fare a tua volta un tam tam sul blog o mail ad amici per invitarli, tutti a donare qualcosa. Sangue presso i Centri di donazione, A.S.L., Ospedali. Banco alimentare: tutti gli alimenti conservabili e sigillati. Vestiario e coperte, anche se usato, purchè pulito presso i Centri della Protezione civile e Croce Rossa, Caritas. Parto fra dieci minuti, con convoglio. Io faccio parte del gruppo delle anziane,  ma non mi sarei tirata certamente indietro. Mi sono già "fatta" Napoli, nel lontano 1980, allora appena diciannovenne, quindi più esperta di altre. Diffondi le richieste come vuoi, ... Ma è importante che tutti facciano la loro piccola parte. "

In bocca lupo a tutti gli abruzzesi. Sono gente tosta e lo dimostreranno anche stavolta.




permalink | inviato da sinistramaldestra il 6/4/2009 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



5 aprile 2009

Ma il cielo è sempre più blu...

Siamo in un periodo di barbarie. Come scrisse Scalfari qualche tempo fa , la società italiana è come uno specchio rotto in cui è diventato impossibile specchiare un’identità collettiva, una visione unitaria del bene comune , una classe dirigente degna del nome. Ognuno si specchia nel suo frammento di specchio e pensa di essere il tutto o il nulla. Ultimamente mi sta capitando abbastanza spesso di discutere sul nostro momento di vuoto politico della sinistra. Dopo la batosta presa alle elezioni era opportuno, almeno per me, lasciare sedimentare un pò le emozioni negative e credo che molti abbiano avuto lo stesso atteggiamento. Appartengo alla generazione degli aa 60, genitori cattolici non praticanti, ovviamente democristiani, con un fratello di sinistra , più grande di me, che ha vissuto il 68, anche se in maniera non eccessivamente partecipe. Al liceo era netta la separazione tra quelli di sinistra , quelli di destra ed i “democristiani”. Le botte alle manifestazioni, anche se a me non è mai capitato, perchè vivevo la politica in maniera un pò “aristocratica”. Partecipe ma non troppo, spirito critico, mantenendo una “giusta” ( per me ) distanza. Buone letture, buona musica, il cinema. Insomma un classico della sinistra.Con tutti i sogni di un domani politico migliore che a quel tempo era giusto e lecito avere, anche se il mio impegno principale era il calcio. Ho fatto questa piccola introduzione sul vissuto personale per far capire il punto da cui sono partito. Ora mi trovo a cercare le coordinate di una rotta e credo di trovarmi insieme a tanti altri in quel punto del mare dove non sai più quale direzione prendere perchè non hai più riferimenti. Dovrebbe chiamarsi... disorientamento. Allora vediamo di fissare un pò di paletti. Il primo postulato ( si dice così , mi sembra , quando si afferma una cosa senza bisogno di dimostrarla ) è che Berlusconi ci ha cambiato, condizionato e rovinato la vita. E’ inutile aggiungere altro su tutto ciò che è già stato detto su di lui. Ma io trovo ormai inutile continuare a fare politica “contro” Berlusconi. Satira “contro” Berlusconi . Tutto questo lo rafforza. E’ troppo superiore nella sua abilità di comunicare cazzate ad un certo tipo di persone., che poi sono quelle che spostano i voti ( da interista sostengo da tempo che l’unico leader in grado di tenergli testa sia Mourinho che è sicuramente più intelligente!). Ha cambiato e manipolato la maniera di comunicare , i bisogni e i modelli della gente con le sue televisioni, con la cultura da Grande Fratello e Massimo Boldi. E’ stato un processo lento e subliminale ed ora è esploso in maniera irreversibile. Ha ridotto la sinistra ad un movimento culturale. Ci ha lasciato il cinema, il teatro, la musica e l'enogastromia (che poi non sarebbe neanche male se non ci portasse allo sfascio e se non sentissi puzza di fascismo!). Alla fin fine i nostri riferimenti certi sono Benigni , i Guzzanti , Fabio Fazio, la Dandini, un certo tipo di cinematografia , Vasco Rossi , Baricco . A proposito di Baricco ho letto un articolo su “ Il Giornale” il 2 aprile in cui venivano riportate alcune sue considerazioni sulla sinistra , in gran parte condivisibili , che venivano mistificate come segno di un suo passaggio a destra. ma erano solo considerazioni autocritiche, credo. Dice Baricco : “ Dobbiamo offrire alla gente dei modelli di futuro. E su questo la destra ha molte meno difficoltà della sinistra perchè la sinistra italiana non riesce a capire che la gente vuole che si giochi su campi diversi , vuole un ‘impostazione diversa dei problemi. Di solito la sinistra non riesce a produrre niente di questo. Riesce a creare solo piccole varianti sulle mosse , che potrebbero condurre alla vittoria della partita , ma è una partita che ormai ha stancato tutti. Su questo noi non dobbiamo più avere dubbi . Quello che dovremmo fare noi che non votiamo PDL è essere capaci di distruggere dei tabù che abbiamo. La conservazione è qui a sinistra, su questo non ho dubbi ... Riconosco alla destra un’apertura mentale capace di immaginare schemi che ci sorprendono ogni volta ... e la reazione della sinistra è stata da bambini dell’asilo : non c’era nella regole, non vale “ Sono d’accordo in gran parte con Baricco. Le regole sì ed è proprio della sinistra conoscere e far rispettare le regole. Ma non bisogna spostarsi troppo sulle regole o fermarsi a queste. Ecco credo che il conservatorismo sta proprio in questo stare fermi, in questa mancanza di dinamismo. Sempre Baricco circa 15 aa fa , paragonava la politica ai barattoli di conserve usciti sul mercato prima ancora dell’invenzione dell’apriscatole . Cioè a qualcosa di impenetrabile . E la sinistra sembra essere così . Troppo lenta nella sua trasformazione , troppo incapace di intercettare i bisogni del tempo , troppo lontana dalle emozioni della gente . E allora se all’ Assemblea dei Circoli del PD compare una Debora Serracchiani di aa 37, e sembra una bambina( nuove generazioni e a casa chi ha perso e Veltroni in questo ha dato una lezione! ) , capace di dire con assoluta semplicità , in maniera diretta , considerazioni critiche assolutamente “normali” per il nostro essere di sinistra ( ...era proprio ciò che avrei voluto dire io!) ma che ci sono apparse rivoluzionarie perchè è stata capace di interpretare e rappresentare gli umori della gente “ normalmente di sinistra”(http://www.youtube.com/watch?v=f3tqFf9IfgM ) . Dice Debora : “ Io credo sia mancata la leadership, intesa come il mezzo per una linea politica di sintesi , siamo apparsi come un partito lontano dalla realtà , dalle cose reali , non siamo stati capaci ciascuno di parlare oltre il proprio elettorato...” E’ vero è questa una delle cose che sento più vere. La mancanza di un’identità , di un progetto di sintesi tra le varie anime , la lontananza dalla realtà . E’ ciò che mi capita di vivere nella realtà di tutti i giorni , nella realtà di lavoro . Vivo in una città di destra , lavoro in ambiente ospedaliero , con la sanità governata dalla sinistra ( il Lazio) . Ma sono lontani ,troppo lontani dalla realtà . Ed è un’occasione persa specialmente in una città come la mia ( ... Latina) dove la sinistra sarebbe capace di perdere anche se concorresse da sola (tra un pò ci sono le elezioni provinciali e sono riusciti a presentarsi con una doppia lista !) E a questo punto , come ogni persona di sinistra che si rispetti, scattano i sensi di colpa ! Qualcuno mi dice che i tempi sono duri , che invece di criticare bisogna dare una mano, bisogna esporsi . In poche parole bisognerebbe dare il proprio contributo attraverso la politica attiva. Beh ammetto di essere un pò aristocratico in questo. Ma credo che criticare il modo di fare politica di chi la politica la fa di mestiere, sia un diritto sacrosanto. E non è necessario appartenere alla politica per esprimere il proprio dissenso o per prendere posizione. Per criticare un libro o un film non è necessario essere scrittori o attori. Credo che il nostro contributo politico sia proprio nella vita reale, tutti i giorni, nel proprio ambiente di lavoro, nel non abbassare la testa, nel non accettare prevaricazioni, nel non essere ricattabili , nell’affermare la tolleranza , il rispetto per le minoranze , per gli ultimi . E soprattutto nel non fermarsi con la ricerca , in tutti i sensi non solo quella scientifica . E saper ascoltare e comunicare con le nuove generazioni , intercettando i loro bisogni, le loro idee ( e il web è uno strumento importante) . Aiutarli a non farli sentire lontani dalla politica.Perchè le mie generazioni si sono sentite sempre troppo lontane. E l’età media degli apparati che ci rappresentano ne è la riprova. Questo credo sia fare politica e dare il proprio contributo , in questo momento. E non mi sento in colpa per questo.

Damiano

PS : sarebbe già interessante proporre un leader , ma a parte Mourinho e Debora Serracchiani ora non mi viene in mente niente... La canzone , l’ho ascoltata oggi , credo sia attuale

Il cielo è sempre più blu

Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l'aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d'invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...

Rino Gaetano ( 1975)





permalink | inviato da sinistramaldestra il 5/4/2009 alle 1:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



27 marzo 2009

Monologo dal film "The Big Kahuna"

 Mi è capitato di ascoltarlo casualmente in televisione. Mi è piaciuto...

Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente.
Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l'invidia.
A volte sei in testa.
A volte resti indietro.
La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche.
Le tue scelte sono scommesse.
Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo.
Usalo in tutti i modi che puoi.
Senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
È il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla.
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza.
Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori.
Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli.
Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono.
Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio... per questa volta.

[Monologo finale del film “ The Big Kahuna]




permalink | inviato da sinistramaldestra il 27/3/2009 alle 16:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



1 marzo 2009

Revolutionary road

“ Credo che l’uomo possa anche conquistare le stelle ma le sue problematiche fondamentali sono destinate a rimanere le stesse per molto tempo, se non per sempre”. Lo disse De Andrè, credo 10 anni fa, in un’intervista con Mollica. Mi è venuta in mente dopo aver visto Revolutionary Road. Bello, tosto perchè tremendamente vero. Tratto dal romanzo di Richard Yates. Scritto nel 1950 ma tremendamente attuale. Capita spesso di uscire dal cinema domandandosi: “Ma io non sarò mica così?” Beh credo che la capacità di porsi delle domande anche senza l’ossessione di darsi delle risposte immediate sia uno stimolo vitale, un piccolo filo di corrente che permette di metterti in moto. Ed il cinema, come tutte le forme d’arte, ha questa capacità. Una coppia, nel film, che pensa di essere speciale, diversa, ma che poi tanto diversa non è, anzi... Ogni coppia ha la giusta pretesa di essere speciale, diversa. Gli altri, le altre coppie quelle con lo sguardo verso il soffitto o nel piatto pensi siano distanti da te, dal tuo modo di essere coppia. Tu non sarai mai così. Un bel lavoro, una bella casa, una bella macchina, i figli, bei vestiti, una buona cultura, buone conversazioni, il teatro, il concerto, buona cucina, buon vino, la vacanza. L’elenco è da Mulino Bianco. Eppure in gran parte sono tutte esigenze di vita. Belle e vitali esigenze se fossero riempite dal contenuto di un vero rapporto, dalla capacità di sentire l’altro, dalla capacità di guardare l’altro, dalla capacità di mettersi in discussione, dalla capacità di aprire gli occhi, dalla capacità di domandare. Esigenze vuote quando sono prive di queste capacità. E allora si procede stancamente nella comodità della vita “borghese”. Borghese...: “ incline al quieto vivere, amante dell’ordine costituito politicamente, socialmente, economicamente “ / “ persona di corte vedute, di opinioni meschine, di comportamenti banali “ ( Zingarelli 2006) . La coppia borghese. La coppia borghese di sinistra... è ancora peggio. La comodità del quieto vivere . Sono panni che indossiamo in genere noi maschietti. Così attenti all’identità sociale. Così poco attenti all’identità dell’anima. Così pigri nei nostri anni che si legge in faccia che avresti immaginato un’altra vita... Più speciale. E allora la droga, lo speciale diventa la partita di calcio, il lavoro, l’ambizione dell’incarico di potere nel lavoro ( ... dirigente!), l’ingresso in politica, l’impegno nel sociale, il viaggio esotico, la palestra, il personal trainer, il sigaro, la bottiglia di Ruhm 40 years old. Con l’illusione di vivere una vita vera, speciale ( che poi è ciò che fanno tutti!). Ma chiusi in un proprio ruolo, chiusi dentro una gabbia. La donna o si ribella o si adatta. In genere va così. Non so quale sia la radice storica e sociale di questi atteggiamenti così bipolari. La capacità di adattarsi, di chiudere gli occhi, di pensare “ Ma sì, in fondo va bene così, non sto da sola, cosa mi manca?”. Manca l’amore, la capacità di innamorarsi, la vitalità di una vita da vivere con l’identità di donna. e allora ci si adatta al ruolo di vittima, di assistente, di quella che “ senza di me stanno tutti male!” E accettare questo da parte della donna e anche da parte dell’uomo significa stare dentro un rapporto violento, anche se i modi sono civili e politicamente corretti. La violenza nasce dal vuoto, dalla negazione delle proprie identità, dai sensi di colpa, dall’autocensura reciproca. Al contrario la ribellione nasce dal bisogno di ricerca. Ricerca di una nuova verità. Spesso l’uomo confonde questa ricerca della verità come il bisogno di una nuova avventura. In fondo la ribellione nasce dalla ricerca e dal bisogno di affermare una nuova verità. Dalla capacità di sognare e di trasformare il sogno in realtà. Questo credo sia l’essere veri che poi significa essere rivoluzionari. Nella vita così come nella politica ( che fine ha fatto la sinistra, se Fini sembra al momento il più rivoluzionario?!) . E per essere rivoluzionari bisogna avere un pò di coraggio, bisogna sporcarsi le mani con la realtà, con l’imperfezione della verità. Bisogna crederci e capire cosa si vuole veramente, se una finta vita “comoda” o una vita “scomoda” ma vera. Senza sentirsi vittime o carnefici ( quante volte ci si sente così dentro un rapporto e ... ci piace sentirci così!), senza sentirsi padroni o servitori ( quante volte lo siamo stati, consapevolmente o inconsapevolmente ), senza sentirsi dominanti o recessivi. Semplicemente cercando di essere veri. Credo che tutto ciò costi fatica, costi dolore e costi rinunciare a quella comodità che ci rassicura e che ci addormenta . E che ci priva della capacità di sognare. E ci rende inconsapevolmente complici del nostro non essere rivoluzionari. E questo probabilmente è un prezzo più alto che si rischia di pagare giorno dopo giorno e con gli interessi sempre più alti. Lo stare in coppia è altro. E’ anche andar via quando dentro non ci sei più. E’ anche poter tornare. E’ soprattutto mettersi in discussione, scegliersi. senza rinunciare ai sogni. E questo vale anche e soprattutto per sè stessi.

“ Un uomo senza sogni, senza utopie, senza ideali sarebbe un mostruoso animale, un cinghiale laureato in matematica pura “ Fabrizio De Andrè 1999.

Damiano




permalink | inviato da sinistramaldestra il 1/3/2009 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



29 ottobre 2008

Dentro la valigia

 Non so cosa porterei con me dentro la valigia. Non porterei certamente la prepotenza di chi pensa di essere più furbo di te e passa sopra i tuoi sentimenti, sopra le tue capacità di essere onesto e di credere che il merito sia un valore da conquistare sul campo e non da comprare con un vile mercanteggiamento. Non porterei certamente l’arroganza di chi si fa forte con i più deboli giudicandoli diversi e la loro diversità non è un valore ma è una colpa. Non porterei certamente l’inquietante sorriso mascellare di Berlusconi, lo sguardo da psicoterapia di Calderoli . Piuttosto porterei il sorriso di Benigni in braccio a Berlinguer col suo sorriso imbarazzato ma divertito, il senso dello stato di Ciampi, la resistenza di Pertini. Non porterei il peso dei silenzi nell’incomunicabilità di coppia, le espressioni della coppia mentre fa noiosamente la spesa al supermercato, la coppia al tavolo di un ristorante di sabato sera con lo sguardo assente del lui che non c’è. Piuttosto porterei gli occhi dell’innamoramento, sì quegli occhi così piccoli che mangiano l’ immagine dell’altro per il bisogno di nutrirsene, come facevo da bambino col mio cono cioccolato e panna. La leggerezza di un silenzio piacevole. Gli occhi che guardano gli occhi al tavolo del ristorante un giorno qualsiasi della setttimana. Insomma gli occhi che hanno la capacità di guardarti dentro, di sentire la tua anima e di leggere il tuo animo senza essere invadenti.Non porterei certamente l’invadenza di chi ti chiede di spiegargli la tua vita e poi non è capace di ascoltare. Piuttosto porterei proprio la capacità di ascoltare , sì quella capacità che hanno certe persone un pò speciali, nella loro semplicità di essere discrete eppure così piacevolmente vicine. Non porterei certamente chi disconosce la storia, porterei certamente Dario Fo per farmela raccontare e chi è sopravvissuto ad un lager nazista e pure Andreotti così finalmente mi spiega che cazzo è successo alla stazione di Bologna e a piazza della Loggia a Brescia e nel cielo di Ustica e nel sequestro di Moro. Tanto lui lo sa. Non porterei certamente la violenza degli ultrà del calcio con le loro grida nazifasciste che non sanno neanche di cosa parlano. Piuttosto porterei la bellezza del calcio il goal di Maradona all’Inghilterra, il piatto di Rivera (piatto vuol dire goal tirando con la parte interna del piede ) alla Germania, il goal di Rossi al Brasile e la parata di Zoff sulla linea, il goal di Grosso alla Germania, il goal di Baggio alla Nigeria,le fughe in salita di Pantani e l’ultimo canestro di Michel Jordan nella sua ultima finale NBA. Porterei certamente il mio goal al mio primo provino da bambino ( la leva calcistica del 60, avevo 12 anni), quanto ero felice e quanto ero fiero di quel goal! Sensazioni diverse da quelle provate quando il calcio è diventato la mia professione. Più vere, più vive, più pure.Ecco porterei proprio la felicità del bambino che guida la macchina alla giostra ,che poi sono gli occhi di mio figlio quando era bambino e che ha ancora nella sua voglia di giocare. Gli occhi di un bambino che ha un sogno da inseguire. E che diventa grande ma continua ad avere un altro sogno da inseguire. Non porterei certamente l’odore di chi non ti sta bene ed è un’odore che non riesci a mandare via perchè te lo senti dentro (che meccanismi ha la memoria olfattiva!). Porterei certamente l’odore delle pagine di un libro che hai appena letto e ti è piaciuto o l’odore delle pagine del libro di un esame importante andato bene. L’odore del dopo barba di mio padre allora così sgradevole e ora, rievocato, così piacevole. L’odore del ragù di mia madre di domenica mattina.L’odore dell’isola la mattina presto. Un tramonto a Ventotene.Non porterei certamente la musica house , non riesce a piacermi. Porterei piuttosto un concerto del Boss (Springsteen...) con la E-street band, vale la pena vederlo almeno una volta nella vita per poi portarselo in valigia, il concerto di Colonia di Keith Jarrett, l’ultimo concerto di Brad Mehldau che ho visto a luglio a Roma, l’ultimo concerto di De Andrè al Brancaccio e l’estate dei concerti di Dalla e De Gregori. Quanto ai dischi... vabbè c'è già un capitolo a parte.E porterei una bella notizia da dare per il piacere di guardare la felicità negli occhi di un altro.Una bella notizia: la fine di una guerra, l’inizio di un amore, la nascita di un bambino, la guarigione da una malattia che sembrava poco curabile, un bel voto alle elementari ( a proposito un grazie alla Gelmini che sta finalmente risvegliando le coscienze degli studenti!). Non porterei certamente la complicità di quelli che vogliono privarti di un diritto. Piuttosto porterei la complicità delle donne quando devono conquistare un amore o quando vanno al bagno insieme durante l’orario delle lezioni (anche se non capivo il perchè dovessero andare in coppia al bagno!). Porterei il loro sorriso nell'amore.Porterei aglio, olio e peperoncino e ovviamente spaghetti e caffè.E la mozzarella di bufala.Il parmigiano. E la parmigiana di melanzane e la millefoglie con la crema chantilly e la Barbera di Giacomo Bologna e il Barolo di Luciano Sandrone e il Soave di Pieropan.Una bottiglia di Prosecco Canevel.Una birra ed una coca cola E la gazzosa che bevevo da piccolo così come il ghiacciolo al limone che si appicicava sulle mani. E porterei Mediterraneo, Per un pugno di dollari,La meglio gioventù, C’era una volta in America, La vita è bella, Tutti a casa,Qualcuno volo sul nido del cuculo, Provaci ancora Sam, La vita è meravigliosa, Gli uomini preferiscono le bionde,Amici miei. E qui mi fermo perchè questi film mi son venuti di getto. Un paio di scarpe estive della Energie a cui sono affezionato. Un paio di Stan Smith con etichetta verde. La chitarra.La bicicletta.Un pallone.La racchetta Maxima e l’ultima finale di Wimbledon tra Nadal e Federer (anche se ha perso).La telecronaca di Galeazzi sugli Abbagnale. Purtroppo non ho un libro che mi ha cambiato la vita. Ah si forse Cent’anni di solitudine. Antigua vita mia di Marcela Serrano,Non ti muovere della Mazzantini, Non buttamoci giù di Hornby, la biografia del Boss, gli articoli di Baricco sui Barbari e le amache di Michele Serra. Un libro di educazione civica. Un quaderno una penna., una bussola, un pò di giornaletti di Topolino. Un paio di occhiali di riserva.La capacità di ridere. La capacità di piangere, ma non quella di piangersi addosso.La capacità di scegliere. La capacità di cogliere la bellezza. La capacità di amare.La capacità di sognare.

Damiano




permalink | inviato da sinistramaldestra il 29/10/2008 alle 2:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa



24 ottobre 2008

Petizione: Edison deve restare...

 Avrei dovuto assegnare una categoria a questa storia: CULTURA? POLITICA? SOCIETA'? Forse è un pò tutto...La storia di Edison. E’ la storia di un processo di integrazione. Edison giunge in Italia a nove anni in una spiaggia del Salento. Qui grazie ad un progetto scolastico in collaborazione con un laboratorio teatrale, trova una sua identità ed il suo inserimento sociale attraverso la realizzazione di lavori teatrali, di spettacoli ed in ultimo con la realizzazione del film-documentario “Sognavo le nuvole colorate” di cui è il protagonista. La sua storia è un invito a riflettere su chi non vuole scarpe rotte e nuvole nere ma sogna scarpe nuove e nuvole colorate. Il 19 novembre Edison compirà 18 anni e per la legge italiana dovrà tornare al suo paese o diventare clandestino a meno che non abbia un lavoro a tempo indeterminato ed una fissa dimora. La legge non facciamo in tempo a cambiarla (diciamo così... coi tempi che corrono!) Firmando la petizione potremmo dare un sostegno e sollecitare qualche “civile coscienza” affinchè la storia di Edison possa avere un futuro:  www.sognavolenuvolecolorate.com

P.S. su suggerimento di fioredicampo, che ringrazio, aggiungiamo un link più diretto per poter firmare la petizione:
http://firmiamo.it/sign/list/edison-deve-restare-in-italia




permalink | inviato da sinistramaldestra il 24/10/2008 alle 1:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



19 ottobre 2008

La storia può aiutarci a capire...

 Sì la storia può aiutarci a riflettere. La storia può aiutarci a capire...
"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
P.S.: Probabilmente questo discorso è stato già pubblicato su altri blog, mi scuso con chi l'avesse già letto più volte. Io ho avuto occasione di leggerlo ieri e mi ha fatto riflettere.

Damiano

 




permalink | inviato da sinistramaldestra il 19/10/2008 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



24 agosto 2008

Sognavo le nuvole colorate

 

Sognavo le nuvole colorate

Navigo su una barca e
vado nel cuore di un
oceano/
prendo le pinne e mi tuffo
in un altro mondo dove i
fiori sembrano esseri
viventi/
vedo le rose con le punte
velenose che cercano
ossigeno sulla sabbia
fredda/
sento sulla mia pelle delle
vibrazioni dei pesci
appena catturati che
cercano di liberarsi dalla
rete/
vedo i delfini che giocano
con i corpi morti gonfiati
con il loro passato/
vedo le loro anime che si
nascondono fra i corpi
degli squali/
sognavano le nuvole
colorate
Edison Duraj

E' la poesia da cui è nato il film-documentario  del nostro amico Mario Balsamo che è stato presentato al Festival di Locarno il 13 agosto scorso.E' una storia di integrazione, la storia di Edison Duraj ragazzo albanese.  Ha riscosso consensi e applausi. E ne siamo contenti perchè sappiamo quanta fatica e quanta passione c'è dietro questo lavoro e quanto sia duro avere la possibilità di esprimersi se non si è legati a nessun carrozzone... A Mario vanno i complimenti ed un grosso in bocca al lupo da parte di sinistramaldestra.
 http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=14/08/2008 (è la recensione che potete leggere su Liberazione a pag. 13)

P.S. Due piccoli aggiornamenti :

 Il primo è che il 3 SETTEMBRE sul sito www.ilmiolibro.it ci sarà un sondaggio (tra tutti gli utenti e tra coloro che si vogliono registrare) per votare il romanzo (pubblicato attaverso lo stesso portale) che abbia il migliore incipit.
Il libro di Mario Balsamo "Cannella e garofano" è stato selezionato dalla scuola Holden come uno dei migliori dodici (tra tanti tanti...). 
L'incipit è il seguente:
 << 1° luglio 2003
7.000... 8.000... 8.800 metri.
Comincio questo diario sull’aereo. Dopo il decollo. Perché sugli
aerei c’è una specie di virus della libertà. Racchiudono nelle loro
vene elettriche, sull’epidermide artificiale delle poltrone, nelle
ossa di acciaio, il codice genetico del nomadismo.
Mi aspettano undici ore e mezza di volo per arrivare da Roma a
Salvador da Bahia, Brasile.
Il viaggio (soprattutto in aria) contiene tutto: quello che vedrò,
quello che penso di trovare, quello che cercherò invano. E
soprattutto quello che non mi aspetto. Ogni possibilità è
rappresentata. Tutti i tasselli. Anche se io ancora non li
conosco.
E’ un po’ di tempo che viaggio per frammenti. Per dettagli.
Istantanee di particolari.>>
Per votare basta andare sul sito www.ilmiolibro.it e cliccare , se vi va e se vi piace, su "gara degli incipit".
Il secondo aggiornamento sempre riguardante Mario Balsamo (ancora lui...!)  è che sono aperte le iscrizioni per la terza edizione del " Corso di regia del documentario" . Il corso è diretto da Gianfranco Pannone e da Mario Balsamo, entrambi reduci da un ottimo riscontro per i loro ultimi documentari al 61° Festival di Locarno.
La particolarità didattica del corso sta nella realizzazione, da parte degli studenti, di un documentario finale a episodi, raccolti in un lungometraggio, che sarà poi diffuso attraverso i circuiti dei festival e quelli televisivi.
Per ulteriori informazioni: www.actmultimedia.tv




permalink | inviato da sinistramaldestra il 24/8/2008 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



7 agosto 2008

L'ultima lezione di vita

Sempre in tema di coraggio e paura credo sia in perfetta sintonia ascoltare e vedere l'ultima lezione tenuta, prima di morire( il 25 luglio scorso) ,dal prof. Randy Pausch. Da parte mia non credo ci siano ulteriori commenti da fare.E' una risposta a tutte le nostre domande. E' una semplice,vera,grande lezione di vita...

RANDY PAUSCH - L'ULTIMA LEZIONE DI VITA


Damiano

Ps: So che il video è già un cult sul web mi scuso con chi l'ha già visto più volte, anche se credo non faccia mai male rivederlo.




permalink | inviato da sinistramaldestra il 7/8/2008 alle 20:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



19 luglio 2008

Cannella e garofano

Ospitiamo un amico: Mario Balsamo. Che dire di lui? Regista ( il suo ultimo documentario "Sognavo le nuvole colorate" è stato selezionato per il prestigioso Festival del Cinema di Locarno) , scrittore, giornalista... artista. Segnaliamo un articolo che lo riguarda http://www.nital.it/sguardi/59/brasile.php

Sostenitrici/ori,
ho deciso di pubblicare il mio secondo libro percorrendo una strada divertente e innovativa:
stampandomelo da solo attraverso il sito www.ilmiolibro.it  Il libro s'intitola "Cannella e garofano", sottotitolo: "Istantanee dallo Stato di Bahia e altre storie" ed è firmato dal sottodetto, Mario Balsamo.

6 RAGIONI PER ACQUISTARLO:

1) perché, OGGETTIVAMENTE (!), è un bel diario di viaggio in Brasile "che miscela piccoli racconti,ordinari incontri straordinari, fascinazioni dei luoghi e indicazioni concrete su come viaggiare da slow traveller. Tutto questo partendo da una suggestione letteraria assai brasiliana: un sbilenco, improbabile inseguimento di Gabriela, la protagonista dell’insuperabile romanzo di Jorge Amado. Quella Gabriela che è anima profonda del Brasile, al profumo di garofano, dal colore di cannella".

2) per regalarlo ai vostri amici, parenti, perfetti sconosciuti e mostrare così che non abbiamo bisogno delle case editrici!!
3) per donarlo a persone care che abbiano momentaneamente perso il frizzante contatto con la vita e lo possono riacquistare attraverso un viaggio (virtuale e/o reale) in Brasile

4) per potermi denigrare se non vi piacerà

5) per portare avanti la vostra crociata: sostenermi nelle mie donchisciottesche iniziative

6) per tutte le ragioni legate a un libro in generale:

          a) leggere elasticizza la mente (così come viaggiare)

          b) allunga la vita

          c) allena la vista

         d) sconfigge la noia

         e) rallenta la corsa

         f) accelera la pigrizia...

QUINDI, COMPRATELO!

Per voi, per regalarlo (adesso che il viaggio è di stagione, ma anche a Natale e a Pasqua, per compleanni, comunioni, battesimi e matrimoni, o per il prossimo ponte tra il 25 aprile e il primo maggio).

E' molto semplice: si va sul sito www.ilmiolibro.it e ci si registra (in altro a destra c'è scritto "registrati": è una procedura, anche a tutela della vostra sicurezza). Siete in questa splendida community di appassionati di pagine scritte!

A quel punto tornate nell'homepage, troverete lo spazio "Vetrina" e in fondo a destra un pulsantino rosso "Visualizza tutti i libri in vetrina". Cliccatelo.

Nella stringa del "cerca" inserite il titolo del libro: "Cannella e garofano". Avviate la ricerca. Vi apparira la copertina del mio libro. Cliccatevi sopra. Cliccate "Aggiungi al cartello" e acquistatelo con carta di credito. Grazie!

[Le procedure per perfezionare l'acquisto sono oltremodo sicure, le provo da due mesi...).

IL PREZZO, compresa la spedizione, è di euro 14,5

Ricattatorio: la mia amicizia vale di meno?

Pubblicitario: la vostra curiosità non arriva a 14,5 euro? Compratelo ai mezzi con qualcuno.

Cattolico: se non lo comprate si abbatterà su di voi un immenso senso di colpa...

Edonista: farete godere un amico (io)...

SALUTI SMISURATI

MARIO BALSAMO

.




permalink | inviato da sinistramaldestra il 19/7/2008 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



7 luglio 2008

Il coraggio, la paura e la capacità di amare

 Ho preso una pausa di riflessione dalle riflessioni. Durante il turno di lavoro sto ascoltando una canzone che è riuscita a stimolarmi alcuni pensieri. Sul coraggio, sulla paura ,sull’amore ( tema originale eh...!) e sulla capacità di amare. Il coraggio di separarsi da un affetto perchè sai che ti serve per crescere. Tutti, credo, abbiamo avuto quel momento in cui siamo usciti dalla porta di casa tagliando quel filo che ci teneva dipendenti dal padre e dalla madre. A 18 anni, fuori per studiare per chi è vissuto in provincia. L’impatto con la città grande, l’autonomia, il diventare grandi, la malinconia e la disforia dello “studente fuorisede”. Per me è stato un pò diverso, altra città per lavoro (il calcio) e studio. E’ un taglio netto, che ho vissuto un pò con malinconia, un pò con l’orgoglio di diventare “grande”, un pò col dolore e con la consapevolezza che non sarei più tornato a casa nella condizione di figlio-dipendente. In quel momento ci vuole coraggio, è come un salto nel vuoto ma sai che devi atterrare. Il coraggio di chi vuole crescere. Quante altre volte abbiamo avuto coraggio? Il coraggio di dire no, il coraggio di un rifiuto, il coraggio di dire sì, il coraggio di guardare negli occhi, il coraggio di ammettere un errore, il coraggio di aprire gli occhi quando sarebbe comodo tenerli chiusi, il coraggio di difendere un’idea (viva zapatero!), il coraggio di provarci a darle un bacio, il coraggio di dire una triste verità, il coraggio di tirare un calcio di rigore decisivo (quanto batte il cuore in quel momento!), il coraggio di dare uno schiaffo giusto (può essere mai giusto uno schiaffo? ), il coraggio di partire, il coraggio di affrontare una malattia, il coraggio di decidere, il coraggio di lasciare le situazioni che ti fanno comodo perchè sai che possono far male, il coraggio della curiosità che sin da piccoli ci spingeva ad aprire la porta di una stanza buia,il coraggio di accontentarsi, il coraggio di separare l’istinto dalla ragione perchè sai che non puoi rinunciare a quell’istinto che ti fa vivere, il coraggio di amare. E il percorso della nostra vita tende a spegnere questo coraggio. Ci offrono modelli rassicuranti, la colazione da mulino bianco, il posto di lavoro , la sicurezza sociale di coppia, la sicurezza di un’immagine di vita rassicurante. E allora il coraggio può diventare paura ed è come se si girasse un interruttore dal positivo al negativo, è come se cambiasse il colore da bianco a nero. La paura di dire no, la paura di un rifiuto, la paura di dire sì, la paura di guardare negli occhi, la paura di ammettere un errore,la paura di aprire gli occhi perchè è comodo tenerli chiusi, la paura di difendere un’idea, la paura di darle un bacio, la paura di dire una triste verità negandola, la paura di tirare un calcio di rigore decisivo, la paura di dare uno schiaffo giusto, la paura di partire, la paura di una malattia, la paura di decidere, la paura di lasciare le situazioni che ti fanno comodo, la paura di aprire una porta, la paura dell’istinto, la paura di farsi delle domande perchè sai che dovresti dare delle risposte, la paura di amare, in tutti i sensi. Beh la vita ci può portare a questo. Non si tratta di essere eroi nell’avere coraggio nè di essere pavidi morendo dentro, si tratta solo di provare a capire cosa è veramente importante per te, per essere veramente te stesso. Perchè è ciò che ti fa vivere. Ed è cio che ti fa essere in grado di amare senza aver paura di farlo.
Buona estate
Damiano

Ah, a proposito, la canzone che mi ha ispirato è di Ron ma è una vecchia canzone di Giorgio Gaber, mi piace riproporla ...

QUANDO SARO' CAPACE DI AMARE
Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.
Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.
Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.
Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.
Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.
Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.
Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.
E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.
Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere
un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.
Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.
Così vorrei amare.
Giorgio Gaber





permalink | inviato da sinistramaldestra il 7/7/2008 alle 2:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa



23 aprile 2008

Serata per ricordare Danny Federici

 SERATA PER RICORDARE
DANNY FEDERICI

The Backstreets in concerto
Special guests per l'occasione
Antonio Zirilli e Damiano Minucci 
 
Venerdi 25 aprile ore 22 al Tabù Art via della Fonderia 130 Lavinio




permalink | inviato da sinistramaldestra il 23/4/2008 alle 0:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 aprile 2008

Sabato 19 aprile "La ballata degli imboscati"

Il “Folk club Latina” & Legambiente, in collaborazione con l’Hamish Henderson folk club di Roma, presentano il 3° appuntamento della rassegna “Ecomusica” dedicato, in questa occasione, ad una delle piu’ importanti figure della cultura scozzese ,il poeta Hamish Henderson .Il titolo dello spettacolo, scritto da Pino Mereu “La Ballata degli imboscati” prende il nome da una canzone “D-Day Dodgers” (gli imboscati del D-Day) che il poeta scrisse in Italia nel’inverno del 1944/45 quando era impegnato a combattere i tedeschi come capitano delle truppe britanniche/scozzesi durante la seconda guerra mondiale .I versi furono composti usando la melodia di “Lili Marlene”molto popolare allora tra i suoi commilitoni.Il “nuovo testo” irriverente, ironico e sarcastico esprime lo stato d’animo dei soldati scozzesi alle accuse di Lady Astor,protagonista dei salotti londinesi ,che aveva definito i soldati britannici di stanza in Italia “imboscati”.Da questo filo conduttore si dipana “un atto unico“ fatto di storie,liriche ,canzoni,musica che raccontano il lungo soggiorno di Henderson in Italia durante la guerra, attraverso i suoi scritti ,le sue canzoni e lr poesie alcune delle quali ispirate anche dai nostri luoghi come ad esempio:” Anzio April”.Oltre a questa, e’ bene ricordare che una delle piu’ belle e famose ballate composte da Henderson“Farewell to Sicily” ripresa ,tra le sue tante versioni, anche da musicisti del calibro di Bert Jansch e Dick Gaughan, fu scritta anch’essa in Italia in quel periodo.Henderson(1919-2002) non fu solo poeta ed autore di grandi canzoni,ma anche saggista,ricercatore di canti popolari,traduttore(di molti scrittori italiani tra cui Gramsci,di cui fu il primo traduttore in Gran bretagna,Quasimodo, Ungaretti,Montale),protagonista della “School of Scottish Studies”,regista cinematografico,autore radiofonico etc,insomma un gigante del folclore e della letteratura scozzese al pari di Robert Burns a cui talaltro si ispirò.Protagonisti di questo spettacolo di teatro_musica sono :Pino Mereu al dulcimer e alla narrazione e la cantante scozzese Alison Adam .
Pino Mereu,giornalista,scrittore e musicista è da anni infaticabile promotore di tutte le iniziative dell’Hamish Henderson folk club di Roma.Scrive per il teatro e per la musica e oltre alla “ballata degli Imboscati” ha ideato e diretto “Quadernos iscrittos”, uno spettacolo bellissimo ,basato su testi di Gramsci,Berger,Marotto.Ha collaborato con Margaret Bennett,Cristiano De Fabritiis,Lidia Riviello,Alistair Mulette attualmente è impegnato, come musicista ,con la poetessa Carla De Bellis per il lavoro “Le perle di Endimione”. E’ stato per molti anni direttore della rivista musicale “Kilmarnock” ,dedicata alla musica tradizionale celtica.Lo spettacolo che presenta a Latina vuole essere un omaggio alla sua grande amicizia che lo legava ad Hamish Henderson ed alla sua straordinaria passione per la cultura scozzese che lo ha fatto diventare una sorta di ambasciatore in Italia della musica e della letteratura caledone.
Alison Adams è allieva della straordinaria folk-singer Alison Mc Morland(scoperta proprio da Hamish Henderson,) con cui ha cantato in molti spettacoli in Scozia.Dotata di una voce intensa ed espressiva, oltre allo studio e la divulgazione del canto tradizionale caledone,Alison si occupa di cinema e teatro.In veste di attrice,ha lavorato con registi del calibro di Paolo Virzi’e Richard Locraine.Se volete conoscere una figura di primissimo piano del folk revival internazionale e scoprire il suo legame con il nostro paese ,partecipate a questo spettacolo:non ve ne pentirete e ne uscirete arricchiti.
Sabato 19 aprile alle ore 21,00,in Piazza Aldo Moro n.37 a Latina (sede di Legambiente)
per prevendita ed altre informazioni su “La ballata degli imboscati” potrete rivolgervi alla Libreria “Piermario&co” sita in via Armellini 26 tel.0773/474804 oppure  339/8979164.




permalink | inviato da sinistramaldestra il 16/4/2008 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



12 aprile 2008

Riflessioni sul voto da parte di un disorientato di sinistra...

Domenica, come già tante altre volte è accaduto, si andrà a votare. E per chi un tempo votava Pci sono tempi difficili, di scelte che diventano non scelte.Ho riflettuto molto in questi due mesi su quale fosse la scelta più logica nell’esprimere un voto, da parte di chi non si sente e non si è sentito più rappresentato dal governo e dagli attuali uomini della cosiddetta “sinistra”. Sono tra quelli che si sentono traditi e disorientati. Quelli che sono arrivati a conclusioni post-qualunquiste: “Ma sì, in fondo sono tutti uguali , qui è tutto un magna-magna!”. E’ un ‘espressione che mi aveva sempre irritato, un’espressione da persona qualunque che esprimeva un giudizio a priori, che si lasciava scivolare le cose nell’indifferenza, trincerandosi dietro la “lontananza della politica”. E invece è un’espressione che purtroppo ho sentito usare da molti di noi, adesso. Dopo esperienze vissute con delusione nella realtà di tutti i giorni.Mastella, Binetti e un governo che appartiene al passato. Ma anche nella propria realtà di lavoro, che poi è quella che ti da la percezione più diretta. Vedere gente cosiddetta di “sinistra” che utilizza gli stessi metodi della destra per gestire e conservare il potere.Gli stessi che quando non gestivano il potere si scandalizzavano... E ora fanno le stesse cose. Sono tra quelli nati negli anni 60, cresciuti col mito di Che Guevara, con l’idea che essere di sinistra significava sentirsi migliori, perchè significava innanzitutto rispetto. Si ... rispetto. E’ un termine e un concetto abusato e inflazionato, che spesso riempie la bocca di chi non ha mai avuto il senso del rispetto. Rispetto per le istituzioni. Rispetto per le minoranze. Rispetto per l’ambiente. Rispetto per la dignità del lavoro. Rispetto per la donna sul lavoro e non solo. Rispetto per le diversità. Rispetto per le persone anziane. Rispetto per il codice civile. Rispetto per la giustizia. Rispetto per chi merita di fare carriera con criteri meritocratici.Rispetto per un esame di ammissione senza raccomandazione.Rispetto per lo studio e per gli studenti e per gli insegnanti. E da parte degli insegnanti il rispetto per la scuola e per ciò che deve insegnare ad imparare. Rispetto per l’aborto e rispetto per la donna che abortisce e per il suo dolore ( Ferrara,piuttosto,non meriterebbe rispetto; divertente la battuta di Fiorello che proponeva di dare la fiaccola olimpica a Giuliano Ferrara così si sincronizzavano le contestazioni). Rispetto per le religioni. Rispetto per la laicità. Rispetto per l’eutanasia. Rispetto per la vita ma anche rispetto per la morte e per la dignità di vivere una vita sufficientemente dignitosa nella malattia. E non di vivere e basta. Ricordo che il compito del medico è quello di dare più vita agli anni e non più anni alla vita. Rispetto per chi decide di guardare la tv senza essere considerato un demente, adeguando in prima serata i programmi più interessanti, che solitamente sono in terza serata. Beh credo che una scelta poltica sia tutto questo. E allora la scelta attuale di un disorientato di sinistra è soprattutto una scelta contro. Contro chi non vorresti. Contro chi non dimostra di avere rispetto in gran parte delle cose che ho appena elencato. E allora non posso accettare che torni a governare Berlusconi. Che torni ad esistere per la nostra incapacità di disattivarlo. E comunque ho apprezzato molto Veltroni come sindaco di Roma. Soprattutto per il suo rispetto per la cultura. E per la sua capacità di comunicare in maniera un pò “romantica”. Insomma ho deciso in questi giorni di andare a votare e anche se non convintissimo voterò per il Partito Democratico.Un mio amico ha citato Montanelli... “ Turiamoci il naso, ma piuttosto che Berlusconi!”. Si, non sarà un gran complimento per il PD, ma la mia scelta è innanzitutto di votare contro. E non andare a votare in questo momento non significherebbe votare “contro”.




permalink | inviato da sinistramaldestra il 12/4/2008 alle 0:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



11 aprile 2008

The Backstreets oggi a Latina per la chiusura della campagna elettorale del PD

In occasione della chiusura della campagna elettorale del Partito Democratico a Latina, segnaliamo il concerto dei Backstreets questa sera alle ore 21.30  presso il teatro Don Bosco (quello dell'oratorio). Il concerto è ovviamente e vivamente consigliato da sinistramaldestra.




permalink | inviato da sinistramaldestra il 11/4/2008 alle 16:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



24 marzo 2008

Quel centimetro da conquistare

Mi è capitato di leggere recentemente un articolo di sport in cui veniva citato il discorso  di Al Pacino  nel film "Ogni maledetta domenica" di Oliver Stone. Si il discorso che fa nello spogliatoio, in qualità di coach, ai suoi giocatori di football prima di una partita decisiva. Sul centimetro da conquistare, nello sport come metafora della vita. Aveva colpito anche me, mi aveva emozionato. Sono andato a rivederlo su You tube ed ho potuto scoprire che è diventato proprio un cult. Torniamo al discorso sulle emozioni che trasmette il cinema. Chissà quanti altri discorsi ci hanno colpito ,ora però non me ne vengono in mente altri.Lo ripropongo come scritto  ma consiglio di vederlo su You Tube così come viene interpretato da Al Pacino ( la voce è di Giancarlo Giannini). E comunque mi ha fatto riflettere sul centimetro da conquistare nella vita o sul centimetro a cui non si deve rinunciare, una volta scoperto che è irrinunciabile. Il problema a volte è avere la consapevolezza di ciò che è veramente irrinunciabile. A volte lo si scopre troppo tardi. E non è l'obiettivo o il target (per usare l'orribile termine che sentiamo pronunciare quotidianamente nell'ambiente di lavoro). E' semplicemente capire e sentire cosa è veramente importante per se stessi. E il centimetro può essere la propria libertà, la propria identità, la propria autonomia, l'amore, la capacità di cogliere e vivere la bellezza. Ognuna di queste cose o forse tutte perchè ognuna è collegata e dipendente dall'altra, credo, in quello spazio vitale che è il centimetro da conquistare...

"Non so cosa dirvi davvero.
Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale.
Tutto si decide oggi.
Ora noi, o risorgiamo come squadra, o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, sino alla disfatta. Siamo all'inferno adesso, signori miei. Credetemi.
E... possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi oppure aprirci la strada lottando verso la luce.
Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta.
Io però non posso farlo per voi, sono troppo vecchio.
Mi guardo intorno vedo i vostri giovani volti e penso... certo che... ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare. Sì perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio.
Sapete col tempo, con l'età tante cose ci vengono tolte ma questo fa... fa parte della vita.
Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri. E così è il football.
Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine d'errore è ridottissimo. Capitelo...
Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate. Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi, ci sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro. In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro.
Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire.
E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.
E io so che se potrò avere un'esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì. In questo consiste, e in quei 10 centimetri davanti alla faccia.
Ma io non posso obbligarvi a lottare! Dovrete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi. Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi. Che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui.
Questo è essere una squadra, signori miei!
Perciò... o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente.
È il football ragazzi! È tutto quì.
Allora, che cosa volete fare?"


( Al Pacino da "Ogni maledetta domenica" di Oliver Stone)

Damiano




permalink | inviato da sinistramaldestra il 24/3/2008 alle 1:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



16 marzo 2008

Mae Baratinha,una storia di Candomblè

 

MERCOLEDI 19 MARZO, alla Casa del Cinema di Roma, all'interno della Rassegna ItaliaDoc (curata da Maurizio Di Rienzo), sarà proiettato il film documentario di Mario Balsamo
MAE BARATINHA, UNA STORIA DI CANDOMBLÉ

Chi è Mãe Baratinha? Una sciamana della religione afrobrasiliana del Candomblé, morta il 18 ottobre del 2004. Anche se a Cachoeira – Bahia, Brasile – tutti pensano che sia ancora viva. Mario Balsamo, l’aveva incontrata nel 2003 e dopo la sua scomparsa è tornato a raccogliere testimonianze sulla sua vita, rimanendo coinvolto in prima persona in riti religiosi. Con un interrogativo misterioso cui il documentario cerca di rispondere: Mãe Baratinha è davvero morta?
Seguirà l'incontro con l'autore.
Mario Balsamo (Latina 1962) è documentarista e scrittore. Autore e regista di 16 documentari,cortometraggi,videoclip e pubblicità progresso ( l'ultima per le Nazioni Unite). Dirige laboratori di documentaristica e collabora da molti aa con la Rai come regista e co-autore di programmi televisivi. I principali documentari: Io,Socrate e Linda (2005), Sotto il cielo di Baghdad (2003), Il villaggio dei disobbedienti (2002), Un mondo migliore è possibile (documentario collettivo 2003), Le isole dipinte-Viaggio nelle Marchesi di Paul Gaugain (2000), In restauro-L'Opificio delle Pietre Dure di Firenze (1999), Alvaro Siza,architetto (1988). E' autore del romanzo storico "Que viva Marcos!" 

La proiezione si terrà nella SALA DELUXE alle ore 16.00
La Casa del Cinema si trova a Largo Marcello Mastroianni 1, a Roma
(Ingresso da Piazzale del Brasile, Parcheggio di Villa Borghese)
Con l’autobus
490 – 491 – 495 – C3 – 88 – 95 – 116 - M
Con la metropolitana
Metro A (fermate Spagna, Barberini, Villa Borghese, Flaminio).




permalink | inviato da sinistramaldestra il 16/3/2008 alle 20:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



8 marzo 2008

L'8 marzo e il principe azzurro

Ho ricevuto questa fiaba via sms,con commento allegato. Immagino la conosciate tutti. E' in tono con il senso dell'8 marzo.
C'era una volta una ragazza che domandò a un ragazzo se volesse sposarla. Lui rispose di no. Fu così che lei visse felice per sempre, senza lavare, cucinare,stirare,uscendo,scopando e spendendo quanto e come voleva.
Il problema è che fin da piccole nessuno ci ha mai raccontato questa fiaba e ci hanno sempre fottuto con 'sto cazzo di principe azzurro!




permalink | inviato da sinistramaldestra il 8/3/2008 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



8 marzo 2008

La partita lunga trent'anni

La passione per il calcio,vissuta in maniera sana, ha scandito e continua a scandire la mia vita. Ci si diverte un pò meno in questi ultimi anni, toni sempre sopra le righe, telecronache esasperate. Mi è capitato di leggere,casualmente, un articolo di Alessandro Baricco pubblicato su Repubblica nel 2000 a proposito di Italia-Germania 4-3 (sì,basta definirla così, non c'è bisogno di aggiungere aggettivi). Credo che Baricco sia più o meno un mio coetaneo, l'emozione che racconta è stata anche la mia... 

Mondiali di Città del Messico, 17 giugno 1970: Italia-Germania 4 a 3

Quando Schnellinger insaccò, un minuto e quaranta secondi dopo lo scadere del tempo regolamentare, io avevo dodici anni. In una famiglia come la mia ciò significava che ero a letto, a dormire, già da un bel po'. Allo stadio Azteca stavano facendo la storia, e io dormivo. Era giugno, il mese in cui ti spedivano dai nonni, al mare, a farti di biglie e di focaccia. Mi immagino mio nonno, solo, davanti alla tivu, fulminato, come Albertosi, dalla palettata di Schnellinger. Dovette succedergli qualcosa dentro, in quell'istante: forse il complesso di colpa per avermi negato per sempre quell'emozione; forse, più semplicemente, pensò che era troppo solo per sopportare tutto quello. Insomma: si alzò e venne a svegliarmi. L' unica altra volta in cui qualcuno era venuto a svegliarmi nel pieno della notte per portarmi davanti a un televisore era poi successo che un uomo aveva messo un piede sulla luna.Quindi, quando mi sedetti sul divano, sapevo esattamente che non avrei più dimenticato. Messico, giugno 1970, semifinale dei mondiali, Italia - Germania. Per la mia generazione, quella è LA partita: è per la gran parte di noi è una emozione in piagiama e vestaglia, piedi freddi in cerca di pantofole, gusto di sonno in bocca e occhi stropicciati. Quel che di più simile c'è a un sogno.
Lì per lì, la prima cosa che mi rapì fu una stupidata: c'era in campo Poletti. Poletti era l'unico giocatore del Toro che riuscisse a mettere la maglia della nazionale, giusto ogni tanto, quando qualcuno si faceva male. Giocava maluccio, aveva un nome da impiegato e faceva il terzino, cioè niente di poetico: però era del Toro, e per me era come se scendesse in campo mio padre. Lì, all'Azteca, mio padre era padre entrato per sostituire Rosato (un grandissimo, tra parentesi). Passai i primi minuti a cercarlo anche quando era fuori dall'azione, purché fosse dentro il televisore. Così lo vidi benissimo quando si mise a pasticciare orrendamente davanti ad Albertosi, al 94: la palla se ne rimase lì in mezzo, a due passi dalla porta, come un bambino dimenticato al supermercato: per Mueller fu uno scherzo metterla dentro, anche perché era Mueller, cioè un tipo umano che poi avrei incontrato infinite volte, cioè quello che sta in agguato e poi ti frega, quello che non lo vedi mai se non nel preciso istante in cui ti sta fregando, quello che la natura si è inventata per riequilibrare il mondo dopo aver inventato i Poletti. Colpetto rapinoso, e 2 a 1 per i crucchi.
A quel punto la partita era finita. Riva respirava come se avvesse avuto l'enfisema, Boninsegna insultava tutti quelli che gli passavano a tiro, e Domenghini sciabolava dei cross talmente surreali che per ritrovare la palla dovevano ricorrere ai cani da tartufo. Ontologicamente, la partita era finita. Martellini lo fece capire, con la morte nel cuore e nella voce, a tutti i nonni di Italia, e quindi anche al mio: che disse: a nanna. Mi salvò Burgnich. Cosa ci facesse lui in mezzo all'area avversaria, al 98, è cosa che un giorno gli vorrei chiedere. Probabilmente si era perso. Sparò il suo ferro da stiro su una palla ignobilmente pasticciata da Vogts (Poletten), e insaccò, incredibilmente, regalando a quella partita un eleganza geometrica sovrannaturale, 2 a 2, i centravanti ad aprire la ferita e i terzini a suturarla, Boninsegna-Schnellinger, Mueller- Burgnich, in una splendida metafora di quello che il calcio è, lo scontro tra gente che cerca di far accadere cose, gli attaccanti, e gente che cerca di impedire che cose accadano, i difensori. A ripensarci, era tutto così perfetto che avrebbero dovuto mollarla lì, tornare a casa e non giocare a calcio mai più.
Il 3 a 2 fu calcio vero, di quello che non ha bisogno del Poletti di turno per arrivare al goal. Apertura di Rivera sulla sinistra, non un centimetro troppo lunga, non un centimetro troppo corta, fughetta di Domenghini sull'ala, cross non surreale al centro, e palla a Riva: stop, finta, saluti vivissimi al difensore tedesco, palla sul sinistro, colpo di biliardo sul paletto lontano, rete. Più che un'azione, un'equazione. Dove quei tre abbiano trovato la lucidità di risolverla con quella perfezione dopo 104 minuti di battaglia è cosa che un giorno vorrei chiedergli. Era calcio ridotto alle sue linee più pure ed essenziali. I tedeschi non ci capirono niente. Intervistati, avrebbero potuto dire quello che Glenn Gould diceva del rock: "non riesco a capire le cose così semplici".
Da lì in poi è confusione. Non ricordo più nulla, intorno a me, e questo significa che doveva esserci un gran casino, dentro e fuori casa. E' strano che io non abbia nemmeno un'immagine in testa di mio nonno che schizza fuori dalla poltrona e, che so, dà di matto sul balcone sparando dei vaffanculo tremendi a gente con cui, dall'8 settembre del '45, aveva qualche conto in sospeso. Niente del genere. Mi spiace, anche, perché terrei con me volentieri un'immagine di lui felice, incontrovertibilmente felice, lui che era un uomo così pudico nelle sue gioie. Eppure tutto, nella memoria, risulta ingoiato da due singole immagini, che hanno cancellato tutto il resto, come due flash accecanti che hanno spento tutto, intorno. E in tutt'e due c'è Rivera.
La prima è lui abbracciato al palo, un istante dopo aver fatto passare un pallone pizzicato dalla testa di Mueller e spedito proprio dove c'era lui, sulla linea di porta, lì esattamente per fare quello che però, all'ultimo, non era riuscito a fare, e cioè interporre un qualsiasi arto o lombo tra pallone e rete, gesto per cui non era necessaria nessuna classe, nessun talento, ma giusto la semplice volontà di farlo, la determinazione di trasformarsi in corpo solido, l'ottuso istinto alla permanenza che hanno le cose tutte, tutte tranne Rivera su quella linea di porta, dove vede passare il pallone e guardarlo è tutto, il resto è un palo abbracciato comicamente e un Albertosi che ti grida dietro domande senza risposta.
La seconda è l'icona massima di quell'Italia-Germania. Rivera, ancora lui, completamente solo a centro area, riceve un assist dalla sinistra (Boninsegna) e tira in porta al volo, di piatto destro. Maier, il portiere tedesco, un mattocchio che sapeva il fatto suo, è attaccato al palo destro dov' era andato a chiudere su Bonimba: si aspettava il solito centravanti che sfonda e poi tiracchia appena vede lo spiraglio; Boninsegna era in effetti il più classico dei centravanti; una sola cosa era logico che facesse: tirare. E invece con l'orecchio aveva visto Rivera, là, olimpico e apollineo, in una radura di magica solitudine nel cuore dell'area: illogica rasoiata in quel punto, palla nella radura, e Maier fuori posizione, fatto fuori da un'inopinata incursione della fantasia nel tessuto di un teorema che credeva di conoscere a memoria. Rivera e Maier. Tutta la porta spalancata, vuota. Maier lo sa e alla cieca abbandona il palo e si scaraventa a coprire tutto quello che può di quel vuoto. Rivera potrebbe affidare al caso la pratica, scaricando sul pallone la potenza approssimativa del collo del piede, e vada come vada. Invece sceglie la razionalità. Apre la caviglia (ho visto donne aprire ventagli senza nemmeno sfiorare quella eleganza), e opta per il colpo di interno, scientifico, geometrico, magari meno potente, ma nato per essere esatto: ha un'idea, e per quella idea non gli serve potenza, gli serve esattezza. E' un'idea fuori dalla portata di un portiere colto fuori posizione e provvisoriamente consumato dallo sforzo animalesco di rientrare nella propria tana prima che arrivi il nemico. E' un'idea perfida e geniale: fregare l'animale in contropiede andando a infilare il pallone non nel grande vuoto che sta davanti all'animale, ma nel piccolo vuoto che gli sta dietro: l'unico punto in cui, fisicamente, gli è impossibile arrivare. In pratica si trattava di tirare addosso a Maier, fiduciosi nel fatto che lui, nel frattempo, sarebbe finito altrove. Rivera lo fece. Il pallone passò a quattro dita da Maier: ma erano come chilometri. Goal. IL goal. Una buona parte dei maschi italiani della mia generazione conserva la memoria fisica di quel tocco riveriano appiccicato all'interno del proprio piede destro. Non scherzo. Noi abbiamo sentito quel pallone, non smetteremo più di sentirlo, ne conosciamo i più intimi riverberi, ne conosciamo perfettamente il rumore. E ogni volta che colpiamo di interno destro, è a quel colpo che alludiamo, e non importa se è una spiaggia, e il pallone è quello molliccio sfuggito a qualche stupido giocatore di beach-volley, e in braccio hai un frugolo che pesa dieci chili, e in faccia la faccia di uno che l'ultimo cross dal fondo l' ha fatto un secolo fa: non importa: peso sulla sinistra, apertura della caviglia, tac, interno destro: rispetto, bambini, quello è un colpo che è iniziato trent' anni fa, in una notte di giugno, pigiami e zanzare.
Perchè poi tutto questo, chi lo sa. Voglio dire: per quanto bella, era poi solo una partita. Cosa è successo perché dovessimo mitizzarla così? A dire il vero non l'ho mai veramente capito. Mi vengono in mente solo due spiegazioni. Avevamo l'età giusta. Tutto lì. Avevamo l'età in cui le cose sono indimenticabili. E poi: quella sera, quella partita, l'abbiamo vinta. Sembra una stupidata, ma sapete qual è la cosa più assurda di tutta questa faccenda? Che se voi citate a un tedesco quella partita, magari con un' aria un po' complice, come a condividere un ricordo pazzesco e perfino intimo, beh, quello quasi non se la ricorda, quella partita. Cioè, se la ricorda, ma non gli è mai passato per la testa che fosse qualcosa di più di una partita. Anzi, hanno sempre un po' l'aria di considerarla una partita stramba, folklorostica, neanche tanto seria. Non è un mito, per loro. Non è un luogo della memoria. Non è vita diventata Storia. E' una partita. Tutt'al più ti citano Beckenbauer che gioca i supplementari con la spalla fasciata e il braccio bloccato sul petto. Come sarebbe a dire? Tu parli di una cena pazzesca e loro ti citano le patate lesse? Non scherziamo. Tanto quello giocava rigido come una scopa anche se non lo fasciavano, sempre lì a colpire d'esterno, il fighetto, chiedigli un po' notizie di De Sisti, neanche l'ha visto, per tutta la partita, te lo dico io, ma vattela a rivedere poi ne riparliamo, altro che Beckenbauer, vattela a rivedere, tac, interno destro, altro che esterno, comunque per me quella partita abbiamo incominciato a vincerla al 91, credi a me, no, che c'entra Schnellinger, dico al 91, adesso tu non te lo ricorderai, ma è lì che si è deciso tutto, cambio dalla panchina, fuori Rosato, dentro Poletti, ti dico che lì la partita è girata, ascolta me, vattela a rivedere se non ci credi... Prego? Ma guarda te, questo non sa nemmeno chi è Poletti...
Alessandro Baricco da "La Repubblica" 10 giugno 2000.




permalink | inviato da sinistramaldestra il 8/3/2008 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     aprile       
 


Ultime cose
Il mio profilo



the backstreets
articolo 21
fioredicampo
virtus latina
lupoabruzzese
e le stelle stanno a guardare
emergency
nessunotocchicaino
corrieredellasera
la repubblica
www.left-avvenimenti.it
verità per Renato
legambiente
mattiperilcalcio
addiopizzo
acquabenecomune
a. baricco
albertomanzi
caterpillar
peacereporter


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom